5 luglio 2021

Net-work for NEET, un progetto di inclusione e sviluppo territoriale – I protagonisti: la Cooperativa sociale AEPER

a cura di Matteo Colombo


Il presente contributo si inserisce nell'ambito delle attività di ricerca, comunicazione e diffusione delle azioni intraprese e dei risultati ottenuti dal progetto Net-work for NEET, finanziato dal bando "Orientamento formazione lavoro" della Fondazione Istituti Educativi Bergamo

Bollettino ADAPT 5 luglio 2021, n. 26

 

La Cooperativa sociale AEPER di Bergamo è partner del progetto Net-work for Neet, che ha l’obiettivo di attivare e ri-attivare giovani NEET del territorio bergamasco grazie a percorsi di orientamento, formazione, e inserimento lavorativo. Per conoscere meglio questa realtà e per approfondire il suo ruolo all’interno del progetto, abbiamo intervistato Marco Caraglio, Coordinatore dei Progetti per l’Autonomia della Cooperativa AEPER.

 

Che cos’è la cooperativa AEPER? Qual è la sua storia?

 

M. Caraglio: Il nome della cooperativa è un acronimo: animazione, educazione, prevenzione e reinserimento, che sono le parole chiave dell’esperienza iniziale, da cui la cooperativa ha origine, e che poi si è consolidata nel tempo. È una realtà, la nostra, nata nel 1986 ma da un’esperienza già in atto: anche oggi, la cooperativa è difficilmente separabile da una realtà più ampia, il gruppo AEPER. Quest’ultimo lega a sé diverse componenti: la prima è più “antica” è la Comunità Nazareth, che nasce alla fine degli anni ’70 come esito di un percorso della pastorale giovanile locale, condotta da Don Emilio Brozzoni, che ha generato un desiderio di vita comune e di ospitalità. Una seconda componente è rappresentata dalla Associazione AEPER, nata nel 1980, come esperienza associativa operativa su tutto il territorio di Bergamo. L’ultima, la cooperativa appunto, ha origine nel 1986 dal desiderio del gruppo di dotarsi di uno strumento per la gestione delle attività che richiedevano una maggiore struttura organizzativa, e nella logica cooperativa, partecipativa e orizzontale è stata individuata la soluzione migliore. Queste tre dimensioni lungo le quali si declina il gruppo AEPER lavorano sia in parallelo, sia intrecciandosi continuamente tra di loro generando altre, feconde, esperienze: ad esempio La Pèta, comunità di vita, di accoglienza e agriturismo a Costa Serina, in provincia di Bergamo. L’origine di tutte queste diverse esperienze sta nel desiderio di promuovere esperienze di vita basate sull’accoglienza.

 

 

La comunità Nazareth incarna pienamente questo desiderio: una comunità di persone che condividono tutto e che, contraddistinte da una vocazione permanente, si aprono a forme di accoglienza (spesso) non formali e temporanee. Attorno a queste realtà si è poi generata una rete di famiglie anche loro disponibili all’accoglienza, e altre forme di collaborazione locale finalizzata alla risposta di bisogni sociali di varia natura: ci sono sempre stati, nella nostra storia, dei nuclei di vita disposti a vivere con chi fa più fatica. La nostra storia ci chiede quindi non tanto e non solo di offrire servizi, ma di condividere una vita.

 

Un’origine quindi contraddistinta da un desiderio di accoglienza inserito in una più ampia vocazione alla vita comune e al sostegno reciproco. Quali sono le attività che, oggi, come cooperativa, svolgete?

 

M. Caraglio: Oggi la cooperativa AEPER è contraddistinta da 5 aree di attività: l’area minori e famiglie, orientata alla tutela dei minori anche grazie alla disponibilità di una comunità dedicata e alla presenza di una rete di famiglie affidatarie, alla realizzazione di progetti per l’autonomia destinatati ai giovani di età compresa tra i 18-21 anni, così come alla costruzione di interventi in coprogettazione tra pubblico e privato; l’area della neuropsichiatria infantile, un’area purtroppo in grande espansione in quanto si stanno diffondendo molteplici forme di disagio e sofferenza in ambito adolescenziale, e che consente l’accesso ad una serie di servizi di natura socio-sanitaria, come il centro diurno Kaleido e la comunità terapeutica “Piccola stella” dedicata agli adolescenti, a Medolago; l’area delle politiche giovanili e territoriali, rivolta agli interventi con adolescenti e giovani per realizzare attività di prevenzione, di aggregazione sociale e di promozione, anche in collaborazione con il Comune di Bergamo; l’area salute mentale, realizzata prevalentemente presso il centro di salute mentale “Maresana”, dove sono stati raccolti i servizi svolti dalla comunità psichiatrica Villa Fiorita e dal centro diurno Cordata; l’area lavoro, che fa riferimento al comparto B della cooperativa, che è nata come cooperativa di tipo A ma che da qualche anno è di natura mista. La parte B è ancora poco sviluppata, e fa principalmente riferimento all’area salute mentale, dove vengono realizzate attività propedeutiche al lavoro. Infine, AEPER ha fondato anche una piccola casa editrice, perché abbiamo sempre ritenuto opportuno fare “cultura”, intesa come contributo destinato prevalentemente alla comunità territoriale per leggere e conoscere la realtà. In questo alveo si colloca anche “L’incontro”, la rivista del Gruppo Aeper. Auspicabilmente, vorremmo che le attività editoriali potessero essere anche un’opportunità di inserimento lavorativo.

 

Non abbiamo un’ampia rete di collaborazione con le aziende, dato che è numericamente contenuta l’attivazione di tirocini extracurriculari o di inserimento sociale. Potenziare queste collaborazioni con l’esterno è sicuramente una delle finalità alla base della nostra partecipazione al progetto Network 4 NEET.

 

Prima di passare all’approfondimento del vostro ruolo nel progetto Network for NEET, vorrei chiederti le ragioni che stanno alla base del vostro operare: quali sono le finalità a cui mirate?

 

M. Caraglio: il riferimento di fondo, la finalità che muove le nostre attività è sempre il desiderio di dare il nostro contributo alla promozione della qualità della vita, come opportunità di ben-essere e realizzazione delle persone, con uno sguardo dedicato in particolare a chi fa più fatica e a tutte le situazioni di svantaggio. Allo stesso tempo, ci siamo sempre profondamente radicati nel territorio bergamasco, ma tenendo una finestra aperta sul mondo: storicamente abbiamo sempre avuto collaborazione progettuali – più o meno formalizzate – anche fuori dall’Italia, come in Malawi e in Bolivia.

 

Passiamo quindi a considerare il progetto Network for NEET. Cosa vi ha convinto a partecipare alla sua ideazione e realizzazione?

 

M. Caraglio: Noi da sempre ci occupiamo di giovani e adolescenti che si trovano in situazione di forte svantaggio personale, economico, sociale o famigliare – e a volte in un mix di tutti questi. Il tema del lavoro ha fortemente a che fare con il loro percorso di crescita, di espressione personale, e di cittadinanza attiva. Ci siamo accorti come sempre di più il tema del lavoro stia entrando nei nostri progetti, soprattutto per le fasce di età basse: c’è un’accelerazione delle istanze di autonomia e contestualmente mi sembra ci sia anche una crescita delle aree di stallo, per cui aumenta il rischio di “inceppamento”: si esce prima dai percorsi di formazione, non si entra nel lavoro, aumentano i NEET. Aumenta quindi una domanda di “sblocco” di questa situazione, che trova nel lavoro una possibilità di risposta.

 

Noi non abbiamo, da soli, l’esperienza sufficiente per dare risposta a tutti questi, sfaccettati, bisogni. C’è bisogno di un intreccio tra competenze e specializzazioni diverse. Abbiamo quindi, con questo progetto, colto l’opportunità di un ampliamento delle relazioni con il mondo della formazione, dell’accompagnamento educativo, e del lavoro. Il grande obiettivo di questo progetto è infatti quello di risvegliare desideri, muovere o tornare a muovere la passione e l’interesse per la formazione, l’apprendimento, la conoscenza, cercando di far cogliere alle ragazze e ai ragazzi che rimettersi in movimento non vuol dire tornare a replicare le stesse esperienze – fallimentari – dalle quali sono passati. Uno degli strumenti più efficaci per favorire questo “risveglio” è proprio il lavoro. Ma è importante sottolineare che l’obiettivo di questo progetto non è, semplicemente, il matching tra domanda e offerta, col rischio poi del proporre un “lavoro qualunque” ai ragazzi: ma piuttosto aiutarli a riscoprire la loro vocazione. Il lavoro da fare – faticosissimo – è quello di individuare talenti, passioni e desideri sopiti nelle persone. Un lavoro di eccellenza: non in senso di perfezione, ma come migliore espressione possibile di se stessi. Questa è l’eccellenza che vogliamo promuovere.

 

Quali sono le attività a voi assegnate? E per quale target group di riferimento?

 

M. Caraglio: Cooperativa AEPER partecipa alla cabina di regia e coordinamento, concentrandosi sul target group 16-18 anni. Dal punto di vista organizzativo, avere a che fare con più soggetti impegnati nella stessa attività (il coordinamento) può complicare le cose, ma vuol dire anche provare a mischiarsi, a cercare sintonie, sviluppare una grammatica nuova capace di far dialogare mondi diversi (ad esempio quello della formazione professionale e quello della cura socioassistenziale). Siamo anche parte integrante della rete segnalante, che si occuperà appunto di “segnalare” i giovani NEET intercettati a tutti i partner del progetto in modo tale da costruire, insieme, la risposta più adeguata ai diversi bisogni; metteremo anche a disposizione un coach di rete, dedicata a questa attività.

Noi poi ci occuperemo della parte più formativa e orientativa delle attività connesse alle sperimentazioni delle azioni di laboratorio che avranno come riferimento il centro META. Noi, come già ricordato, abbiamo da tempo svolto queste attività ma ci è sempre un po’ mancata la connessione con il mondo delle aziende che invece l’alleanza con il Patronato S. Vincenzo ci potrà garantire.

 

Quali sono, secondo voi, le principali criticità e ostacoli per la realizzazione di questo progetto?

 

M. Caraglio: Prima di tutto bisogna ricordare che questo progetto è nato prima dell’emergenza pandemica, e che riprende ora a fronte di una situazione ancora di emergenza: una situazione in cui, probabilmente, i NEET sono ancora più NEET. Quest’anno e mezzo ha inciso molto sulle storie dei giovani, mentre non sappiamo ancora con certezza come stia reagendo il mondo del lavoro e quali siano i suoi nuovi fabbisogni.

 

Ovviamente quanto ho prima sottolineato, cioè la ricchezza rappresentata dalla diversità di vedute e metodi garantita da una composizione plurale alla cabina di regia e alla gestione del progetto, può anche allungare o complicare i tempi di realizzazione delle attività. Il rischio è poi quello di non essere sincronizzati con i tempi del mondo del lavoro.

 

Quali invece i possibili benefici garantiti dalla partecipazione a questo progetto per AEPER?

 

M. Caraglio: Personalmente credo che per AEPER, pur senza mettere in secondo piano il “cuore” degli interventi che sono poi i percorsi delle persone incontrate, il valore aggiunto sia la rete di rapporti che si va a consolidare (e non a costruire) attraverso un’operatività precisa, quella di questo progetto, che potenzialmente può riverberarsi anche all’esterno e su altre attività comuni.

 

Un’ultima domanda: cosa può dare Network for NEET al territorio di Bergamo?

 

M. Caraglio: sicuramente la traduzione anche operativa di una rete di collaborazione, ampia e diversificata. Da questo punto di vista lo sforzo che dobbiamo fare è in primo luogo di tipo culturale: dobbiamo comunicare ciò che facciamo, dobbiamo lavorare in prospettiva, oggi stiamo muovendo passi per la costruzione di una rete che deve avere un futuro, ben oltre il 2022, data di conclusione del progetto. Stabilizzare questi rapporti per generare una nuova modalità di approccio ai bisogni del territorio penso sia l’eredità più importante che questo progetto può lasciar al territorio, utile anche per favorire un cambio di sguardo davanti alle problematiche che riguardano i più giovani.

 

Matteo Colombo

ADAPT Senior Research Fellow

@colombo_mat

 

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